Roma, 7 ottobre 2026 —Mario Valducci è intervenuto oggi alla PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO NOMISMA sul Patrimonio immobiliare sottoutilizzato e partenariato pubblico-privato, promosso da CNA Costruzioni a Roma.
Queste le dichiarazioni del Presidente di Invimit:
Sull’abitare il Governo ha avuto il coraggio di promuovere un provvedimento legislativo che offre delle soluzioni a questo tema molto avvertito.
Ormai non si tratta più di un’emergenza, ma di una vera e propria crisi; dovuta non a fattori demografici, come è stato nel Dopoguerra, bensì al fatto che oggi assistiamo a grandi masse di persone che si spostano prevalentemente verso alcune città per turismo, studi universitari e lavoro.
Il Piano Casa ha cercato di mettere ordine, stabilendo tre pilastri di intervento: il primo è quello dell’edilizia residenziale pubblica, che è per l’ISEE sotto i 20.000 euro circa e che chiaramente ha bisogno della contribuzione pubblica.
Il secondo pilastro è quello che vede coinvolta la nostra società, Invimit, come soggetto attuatore. È complesso, inutile negarlo, perché richiede un apporto di soldi che deve essere fatto con il contributo volontario delle Regioni. Si tratta di risorse europee per l’housing che, se già non impegnate, le Regioni possono mettere a disposizione del Fondo Housing Coesione gestito da Invimit, altrimenti andrebbero persi.
il Dipartimento Coesione di Palazzo Chigi ha già messo a disposizione nel fondo 100 milioni di euro; ci sono altri 400 milioni circa che arrivano da finanza europea legata al PON Metro.
Noi speriamo anche che ci sia l’apporto di denaro privato, a partire da soggetti come le casse di previdenza, ma anche privato in senso generale, perché il partenariato pubblico-privato lo intendiamo in maniera necessaria e fondamentale, più ampio ovviamente rispetto al mero strumento giuridico.
E poi ci deve essere l’apporto degli immobili, che possono essere pubblici o privati. Gli immobili pubblici arrivano prevalentemente dagli enti territoriali e sono fondamentali per costruire la pipeline su cui si basa questo pilastro, che ha come obiettivo quello di realizzare soprattutto abitazioni di edilizia residenziale sociale — che vuol un costo di locazione massimo di circa il 30% del reddito familiare mensile netto.
Se un privato avesse degli immobili che vuole mettere a disposizione per questo scopo (edilizia residenziale sociale) e l’Ente territoriale ritiene che quel compendio immobiliare abbia le caratteristiche per essere ritenuto un bene con una finalità pubblica importante, a quel punto, insieme agli immobili pubblici, anche quelli privati possono entrare nella pipeline di lavorazione del fondo diretto su quel dato territorio.
Il ruolo di Invimit è quello di gestire “il fondo dei fondi”, che poi vedrà queste risorse finanziarie a livello nazionale suddividersi nei vari fondi su base territoriale e regionale. Su base territoriale ci sarà un gestore dei fondi che sarà una società di gestione del risparmio privata; ce ne sono varie in Italia e anche queste sono fondamentali perché devono gestire il fondo diretto in cui arriveranno gli immobili dal territorio. È un meccanismo difficile, ma non impossibile. Noi l’abbiamo messo in pratica prima del Piano Casa con la Provincia Autonoma di Bolzano: in un fondo gestito dalla Sgr territoriale Euregio plus, noi e la Provincia abbiamo immesso delle risorse, e i comuni e la provincia hanno immesso degli immobili che avevano a loro disposizione non utilizzati da destinare a residenziale a canone accessibile. Quindi è possibile farlo, è complicato perché ci vuole il contributo di tutti i soggetti pubblici e privati, ma si può realizzare.
