Roma, 23 giugno 2026 – Stefano Scalera ha rilasciato un’intervista a Diario Diac in risposta all’assessore alla Casa dell’Emilia-Romagna Paglia, che ieri alla stessa testata aveva dichiarato di non essere interessato al Fondo di Invimit sul Piano Casa.
Di seguito uno stralcio delle dichiarazioni dell’AD di Invimit:
“L’assessore Paglia, con le sue dichiarazioni sul secondo pilastro del Piano Casa (cioè, il fondo housing coesione gestito da Invimit), non chiude affatto: pone una condizione per la partecipazione della Regione Emilia-Romagna al Fondo, dicendo “a meno di accordi più complessivi anche su aree statali”. Ecco, quella condizione non è un’obiezione al Fondo, è proprio la sua descrizione. Invimit non chiede alle Regioni di versare denaro dentro una scatola chiusa; al contrario, è lo strumento istituzionale costruito per mettere a sistema le aree dello Stato, il capitale paziente e le risorse del territorio. In altre parole, ciò che Paglia indica come precondizione per parlarsi è già la nostra agenda di lavoro. Quindi la mia risposta è: partiamo proprio da lì.
La mia proposta concreta è questa: prendiamo il caso di Bologna e mettiamolo su un tavolo tecnico. Smettiamo di trattarlo come ipotesi e cominciamo a istruirlo. A Bologna Invimit (attraverso il Fondo “i3- Sviluppo italia Comparto 8 ter”) è proprietaria del compendio di Prati di Caprara, su cui vogliamo lavorare con il Comune con l’obiettivo di promuovere la rigenerazione, attraverso un progetto organico e integrato e coniugare le esigenze di sviluppo della città con la valorizzazione di un’area strategica per il territorio metropolitano. L’iniziativa si fonda su un percorso di collaborazione istituzionale con i principali attori pubblici e privati interessati: vogliamo generare benefici duraturi in termini ambientali, sociali, sanitari ed economici. Questa è un’area su cui abbiamo già un progetto di Social e Staff Housing per la realizzazione di alloggi a canone convenzionato destinati prioritariamente a medici, infermieri, operatori sanitari e lavoratori dei servizi pubblici essenziali. Ma abbiamo anche quote di Edilizia Residenziale Sociale (ERS) in locazione permanente. Possiamo cominciare ragionando sullo sviluppo di questo progetto, ma non mi sottraggo all’idea di trovare altre aree pubbliche per avviare progetti concordati con le Regioni.
Immagino tre passaggi semplici. Primo: un tavolo tecnico Invimit–Regione–Demanio–Cdp che, a partire dal caso di Bologna citato dall’assessore, individui le aree dello Stato conferibili a interventi di Edilizia Residenziale Sociale. Secondo: un accordo-quadro che renda compatibili, e non concorrenti, le due linee — quella regionale già avviata e quella nazionale — cosicché le risorse aggiuntive si sommino ai piani in corsa invece di sostituirli. Terzo: un modello replicabile per le altre Regioni, comprese quelle di centro-destra.
Non chiediamo all’Emilia-Romagna di rinunciare a nulla. Le chiediamo di trasformare una condizione — “a meno di accordi su aree statali” — in un protocollo. La porta che l’assessore ha lasciato socchiusa, noi siamo pronti ad attraversarla domattina”.