Roma, 1 ottobre 2026 — Stefano Scalera è intervenuto oggi al convegno “Città nel futuro 2030-2050” promosso da ANCE.
Di seguito le dichiarazioni dell’AD di INVIMIT:
Per far funzionare il meccanismo del secondo pilastro del Piano Casa — quello in cui interviene INVIMIT Sgr — occorrono tre ingredienti:
Il primo, fondamentale: l’adesione delle Regioni al Fondo Housing, che parte con la sottoscrizione del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei primi 100 milioni cui si aggiungeranno circa 400 milioni derivanti dalla riprogrammazione dei fondi cosiddetti PON Metro. Questo primo ingrediente è il fattore abilitante, perché se le Regioni non aderiscono non è possibile operare su scala nazionale.
Il secondo ingrediente è la presenza di progetti sostenibili, cioè l’esistenza di immobili pubblici che possano essere messi in gioco a valori adeguati e soprattutto che consentano agli operatori di consegnare le chiavi degli alloggi entro il dicembre del 2030. È evidente, quindi, che non c’è spazio per progetti che richiedano 3/4 anni di tempo. Ritengo fondamentale rodare questo meccanismo, in quanto il suo funzionamento consentirà all’Europa di immettere nuove risorse. Perché, per come l’Europa sta programmando le nuove risorse, ci sarà sicuramente una parte di fondo perduto (che andrà su welfare o altro tipo di interventi) e una parte di strumenti finanziari — e qui stiamo parlando di quote di fondi immobiliari — su cui è probabile, anzi auspicabile, che l’Europa possa immettere delle risorse. È imprescindibile, infine, collaborare con gli enti locali per costruire queste operazioni. Il secondo pilastro è assolutamente rispettoso delle prerogative costituzionali degli enti territoriali: se la Regione non ci mette i soldi, se l’ente locale e il Comune non promuove o partecipa al fondo, l’operazione non si fa. Tra l’altro, gli enti locali potranno rendere operative le semplificazioni dell’articolo 8 del Piano Casa (Norme edilizie semplificate, Conferenza di servizi semplificata, Silenzio assenso rafforzato, Cambio di destinazione d’uso agevolato), che è possibile anche utilizzare anche per il secondo pilastro.
Il terzo e ultimo ingrediente per il corretto funzionamento del meccanismo è il partenariato con il privato. Sono decisive la proposta e la costruzione da parte dei privati: le SGR che dovranno istituire i fondi territoriali dovranno attrarre capitale e iniziative, ricercando soluzioni progettuali che siano rispettose dei piani regolatori piuttosto che dei temi di rigenerazione urbana. Senza il partenariato con il privato non si va da nessuna parte. E qui emerge chiaramente il tema dei costi di costruzione, un tema che deve essere affrontato e non abbandonato a se stesso.
In conclusione, siamo fiduciosi sui risultati che si potranno ottenere mettendo in pratica lo strumento del secondo pilastro, che —con i 3 ingredienti citati — ha la dimensione per diventare il canale su cui l’affordable housing italiano si sviluppi anche attraverso le risorse europee.
